[ wor(d)ms ] : recensioni complete
Le recensioni di "Non io" (2007) sono riportate sui siti delle etichette:
> die-schachtel.com/editions/dsZ04.htm [ English ]
> wallacerecords.com/bands/bachidapietra.htm [ Italiano/ English ]
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................................................[ 16 Novembre 2006 ].................................................
territoriomusicale
http://www.territoriomusicale.it
Titolo mai fu più azzeccato. Con Tornare nella Terra 2005 i BACHI DA PIETRA vogliono trasportare virtualmente il pubblico in un ambiente primordiale e terso fatto di ambientazioni spettrali e palpabili che rimandano chiunque abbia la possibilità di conoscerli alle origini. [...] Come artigiani del suono i BACHI DA PIETRA sanno imbarazzare chi ascolta lasciandolo disorientato, non permettendogli di percepire quali siano le coordinate giuste per uscire da questi meandri.
Ma Bruno Dorella e Giambeppe Succi sono magnanimi tanto da donarti la chiave di lettura con brani essenziali, scarni e teatrali come le splendide Stella, Primavera del Sangue, Aprile D.C. e 2:40 con voce cruda e ombrosa accompagnata da una strumentazione ridotta all'osso, una di pari passo all''altra ti conducono in quello che potrebbe essere il Karma della musica, intesa però come somma algebrica di due fattori che stanno alla base di essa il cui risultato è estremamente semplice, NOTE.
Il segreto è racchiuso proprio al loro interno, scarnificando ogni singolo brano si arriva pian piano al fulcro, all''origine appunto, scoprendo maggiormente particelle precedentemente trascurate che regalano ad ogni nuovo ascolto delle varianti differenti delle singole canzoni. Il lavoro meticoloso dei BACHI DA PIETRA non lascia nulla al caso. [...] suono dal sapore strano, ricco che molti forse non conoscono ma che, coi BACHI DA PIETRA sono certo (ri)scoprirete, il sapore della TERRA.
8.5/10 | Francesco Ovarelli
................................................[ Marzo 2006 ].................................................
beautifulfreaks.org
http://www.beautifulfreaks.org/
Un progetto eccentrico e singolare [...] Il blues è alla base di tutto, costituisce le fondamenta della struttura musicale, ma è un blues particolare, sommesso, soffocato, appena suggerito. Pare quasi che l'aria stia vibrando in maniera autonoma, un sound che non richiama quasi nessuna influenza, plasmato appositamente dai due in attesa di una nuova definizione, in attesa di essere riconosciuto come genere musicale.
Le parole, come la musica, non si nascondono dietro ad una maschera, sono schiette e crude il più possibile, e vanno così a creare un atmosfera surreale e allucinante, opaca e profonda. [...] il suono riverberato scorre elettrico e oscuro. Una musica alla quale non è facile accostarsi, che risulta estremamente poetica e intensa: “la notte sbiadisce lasciando il mondo immobile/riappoggiando ogni cosa al suolo/nel mio emisfero lontano/i treni strisciano/gli umani pisciano/i media mediano” da “Solare”. (Tommaso Floris)
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................................................[ Febbraio 2006 ].................................................
pop-page.com
[ Es ] pop-page.com by Chema S.
Bachi Da Pietra es el nuevo proyecto musical de Bruno Dorella y Giovanni Succi, dos experimentadas figuras de la escena subterránea italiana, militantes de bandas de carácter disidente como Ronin , OvO , Wolfango –el primero- o Madrigali Magri –el segundo-, entre otras tantísimas.
Comiencen a estornudar los alérgicos a la intelectualidad espesa porque allá vamos…
El gusto de estos dos hombres por teorizar en torno a la experimentación les hace describir a Bachi Da Pietra como una manifestación intangible del lado más pétreo y áspero de la realidad terrena. Algo así como una desmaterialización de escenarios macizos y rugosos. Hablan de música que evoca la erosión provocada por el obstinado paso del tiempo sobre la naturaleza más compacta. La piedra convertida en arenisca, el bronce manchado de óxido. El desgaste del individuo al que sólo le queda la alternativa de arrastrar sin apenas fuerzas la pesada roca de la vida. De la persona condenada a seguir adelante soportando la carga de la derrota… ‘È una guerra e questa è una battaglia / non m'importa se morirò domani' , comienzan diciendo en ‘Primavera del sangue'.
“Tornare nella terra” suena tremendamente abatido y cansado, pero en ningún momento se hunde en la desesperanza. Mantiene siempre una terca perseverancia ante las calamidades de la existencia que estremece por la severidad y la falta de clemencia con las que se expresa, clavando su pupila en la nuestra. Herido de muerte durante la batalla, abatido sobre el polvo del suelo, es un disco al que puedes escuchar respirar pesadamente y maldecir entre dientes mientras agoniza silencioso.
Sobre pedregosos mantras de instrumentación desestructurada, estertores de muerte del blues más polvoriento, se recitan secamente reflexiones sobre la vida y la muerte, el tiempo, realidades inalcanzables, el lenguaje, el sexo, la alienación social del individuo, la demencia, y otras preocupaciones. Mirando a los ojos y sin que se les quiebre la garganta.
Incómodamente intenso, “Tornare nella terra” asusta por su explícita crudeza. Huyan de él quienes quieran ser un poco más felices y se empeñen en ver la vida de color de rosas. Ustedes se lo pierden…
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................................................[ Gennaio 2006 ].................................................
[...] E se di calligrafie personalissime dobbiamo parlare, non possiamo dimenticarci di [...] ma soprattutto dei Bachi Da Pietra, progetto figlio di quelle teste dure [...] il cui idioma blues, inesorabile e viscerale, rappresenta un caso più unico che raro nel panorama - osiamo dire - internazionale.
jam
gennaio 2006
[...] perla imprescindibile del panorama indie..
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................................................[ Dicembre 2005 ].................................................
rocklab.it
www.rocklab.it di
Francesco Vitale
Sia lodata Wallace Records, sempre sia lodata. Ci troviamo dinanzi a quella che è decisamente la maggiore etichetta italiana per quanto riguarda pubblicazioni coraggiose, proprio come questo disco. "Tornare nella terra" è uno di quei dischi che fa veramente male.
Lascia in bocca il sapore ferroso del sangue: "E' una guerra e questa è una battaglia/è una guerra e questa è una battaglia/non m'importa se morirò domani/voglio uccidere ed essere ucciso/voglio combattere ed essermi nemico/voglio scopare la vita nel sangue e sborrare sulla fine del mio essere di carne".
E' una musica che viene senza dubbio da sottoterra, in mezzo ai detriti la dove i Bachi (Giambeppe Succi e Bruno Dorella) vivono. Riemergono in superficie strisciando lentamente, per graffiarci dentro con il loro verso straziante: "Voglia di contatto/qualche cosa di vivo". Il disco pulsa all'ascolto con il suo battito scheletrico ed oscuro e si compone di suoni, a volte indefinibili percuotimenti altre volte quelli di una chitarra infernale, ma sopratutto di voce e pensieri affaticati.
C'è del blues nascosto da qualche parte, ma è talmente arcaico che potrebbe benissimo risalire a qualche secolo fa.
E i testi in italiano? Lo elevano direttamente al rango di capolavoro.
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kathodik.it
www.kathodik.it di Marco Paolucci
Due artisti, uno Bruno Dorella dai Ronin e poi dai Ovo e ancora dai Wolfango; l'altro Gianbeppe Succi dai Madrigali Magri. Un'attitudine che guida e pervade l'album: il blues delle origini, nascita vita dolore e morte condensati nei dieci pezzi.
Carne e sangue, parole e suoni, musica e anima che si intrecciano e si dipanano per tutto il disco. Ridurre i suoni, ridurre la strumentazione per andare alla radice del suono, alla radice della parola. Per tentare scolpendo e percuotendo la forma canzone con lamenti, preghiere, urla soffocate, stridenti dolci parole che accarezzano i nostri nervi acustici scoperti dalle percussioni secche, dure, violentemente penetranti e percuotenti il nostro intimo offeso, indifeso ma aperto ad accogliere le dolenti invocazioni in forma di parole. Sangue e dolore, carne e umori.
Un ritorno alla forma canzone primordiale, un ritorno alla forma emozione premeva e pura. Un necessario breviario della canzone italiana contemporanea. Da ascoltare e meditare. Cercatelo e accuditelo. (4,5/5)
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................................................[ Novembre 2005 ].................................................
kalporz.com
www.kalporz.com di Raffaele Meale
Quanto un genere musicale può veder straziate le proprie corde interiori prima di perdere le direttrici consone alla propria natura? Quanto un universo sonoro può veder le proprie giganti rosse trasformarsi gradualmente in nane bianche e andare alla deriva verso buchi neri in cui deflagrare nel colore, come l'astronauta solingo di Kubrick, prima che ci sia bisogno di un nuovo Big Bang?
Sono interrogativi apparentemente privi di qualsivoglia logica, me ne rendo conto, ma che possono acquistare una dignità se riallacciati alle sinapsi che si susseguono dopo l'ascolto di un album come il primo lavoro dei Bachi da Pietra; o addirittura che precedono l'ascolto di tale lavoro. E sì, perché il duo composto da Giambeppe Succi e Bruno Dorella è, pur nella sua uscita silenziosa in un mercato che pare adorare il rumore (bianco) dei vari Vibrazioni e Negramaro, un vero e proprio supergruppo.
Giambeppe è il signor Madrigali Magri, autori del trittico delle meraviglie “Lische”/”Negarville”/” Malacarne ” – quest'ultimo continua a essere, nella mia testa palpitante e nel mio cuore raziocinante, una delle perle più luccicanti dell'ultimo decennio di musica italiana -, Bruno è a capo della Bar la Muerte e, dopo aver picchiato su tamburi e piatti per conto dei Wolfango, ha trovato la sua dimensione negli stupefacenti OvO e nei Ronin. E proprio alla figura mitica del Ronin, il samurai senza padrone che affastella la storia del Giappone nel suo passaggio da medioevo e età futura – perché praticamente tutte le ere storiche che vi sono nel mezzo sono state spazzate via da queste due istanze – sono apparentabili i nomi di Succi/Dorella, entrambi transfughi da realtà consolidate, alla ricerca (forse) di una nuova purezza, di una nuova linfa.
“Tornare nella terra” è il titolo perfetto, quello che esemplifica senza bisogno di ulteriori spiegazioni non solo il senso di un'operazione musicale ma la stessa urgenza che ne muove gli ingranaggi. La musica è scarna, priva di qualsiasi caratteristica esornativa, e tende alla dissoluzione come la voce bassa e sbiascicata di Giambeppe – eppure così chirurgica nel declamare che “è una guerra e questa è una battaglia/non m'importa se morirò domani” -; non si tratta di un ritorno alla radice del blues, ma bensì di un ritorno dello stesso blues alla radice del suo essere prima di ogni cosa suono. I pochi accenni di chitarra, ossessionanti e impossibilitati a liberarsi definitivamente si sposano alla profondità percussiva che schiaccia tutto trascinandolo giù, in un viaggio sotterraneo che può apparire a un primo disattento ascolto esiziale ma che in realtà è l'unico viatico per una nuova nascita, araba fenice che risorge dalle proprie (e altrui) ceneri.
C'è anche spazio e tempo per una spinta maggiormente ansiogena, come in “Solare”, e per la dilatazione estrema di “Stirpe confusa”, unico istante capace di espandersi – si fa per dire, logicamente – e di permettersi il lusso del silenzio, anche se solo per pochi secondi: perché tutto ciò che è presente in questo lavoro è talmente intessuto della stessa essenza del suono da costringere l'ascoltatore a ricredersi sui compartimenti stagni che l'hanno visto finora approcciarsi a termini come avanguardia, melodia, struttura . I Bachi da Pietra sono in perfetto equilibrio sull'asse, senza intenzione di cadere né da una parte né dall'altra, due menti compenetratesi e soprattutto compresesi e accettatesi.
Un miracolo (italiano).
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................................................[ Ottobre 2005 ].................................................
post?
www.post-itrock.com - n. 12 - pag2
[...] Nessun nome per questo progetto calzerebbe meglio, perché nella pietra, i bachi ci hanno inciso e vissuto la loro musica. [...] Ne esce così un suono pesante e ruvido, con il riverbero naturale della pietra che enfatizza la batteria percussiva e quasi primitiva, e i semplici accordi e cadenze blues, smembrate e portate all'osso, caratteristiche già del sound dei Madrigali M.
Il tutto supportato da un linguaggio crudo e diretto nato dalla la voce di G.Succi che si insinua nelle fessure della pietra, striscia, sanguina e narra di vita. Davvero un bel disco, come dimostra la playlist della copertina, visto che a quanto pare è piaciuto a molti dei collaboratori di "post?".
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diradio
http://www.diradio.it/ - di Luciano Marcolin
Finalmente qualcosa che colpisce nel profondo, mai sentito prima, originale e bellissimo.
Per me un capolavoro. Uno di quei, sempre più rari a dispetto della mole esorbitante di uscite, dischi che giustificano l'interesse che ancora nutriamo per la musica. Finalmente qualcosa che colpisce nel profondo, mai sentito prima, originale e bellissimo. [...] Già il primo ascolto è stato una botta: un tappeto sonoro sporco, cartavetrato, lento, pesante, dall'atmosfera conturbante. Sopra, sotto, attraverso, una voce mai sentita prima, ancestrale, primitiva, perversa e piena di verità, d'amore e di odio, a suggellare insomma la vita come dovrebbe essere, oltre l'anestesia perenne che ne frustra la potenza. Insomma l'anima messa a nudo. Per me una rivelazione. Sarà difficile fare meglio.
................................................[ Settembre 2005 ].................................................
"D" la repubblica delle donne,
numero 466 del 10 settembre 2005, di Giacomo Spazio [ www.spazio.org ]
Mi piacerebbe potervi dire comperate questo disco, senza aggiungere altre parole, ma sarei tacciato di presunzione. Ebbene, sappiate che le canzoni racchiuse in Tornare nella terra sono pura poesia. Poggiano su un letto sonoro che attinge dal blues, e che in più è imbastardito dal suono sporco, crudo e ignorante del rock, dove tutto è suonato più con amore che maestria.
Eppure, tutto ciò che musicalmente sembra non funzionare in questo disco, colpisce direttamente il cuore e lo rende unico. Vivo!
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musicboom
http://www.musicboom.it - digityourself di Luca Confusione
Ho deciso tardi di ascoltare questo cd, ma devo dire che... che è stato meglio così. E’ bello poter prendere le distanze, quado si può. Non ho perso nessuna delle fasi dell’operazione, ho visto crescere l’interesse, ho visto apparire le prime recensioni, le interviste. Ho visto attivarsi le solite sovrastrutture del carrozzone musicale italiano. Intendo della critica musicale. Perché loro, i Bachi da Pietra, sono così e non mi dispiacciono come persone. Mi dispiace solo leggere una ventina di recensioni tutte più o meno simili, tutte più o meno buone, tutte più o meno che mi fanno pensare che se non conoscessi già il lavoro dei due (Bruno Dorella e Giuseppe Succi) questo cd non l’avrei comprato. Invece il supporto gira nel mio lettore e, dirò di più, sento anche il bisogno di spiegare il perché del gesto.
Il gruppo è composto da Bruno e Giuseppe (provenienti rispettivamente dalle esperienze con RoninOvO e Madrigali Magri) e quel che produce a livello sonoro è qualcosa che loro stessi definiscono “blues”, e su questo posso essere d’accordo, ma blues medioevale.
Old time music? Ma quale? Quali tempi andati? Tempi che non abbiamo ancora vissuto o che magari stiamo vivendo? In effetti chi può negare che il nuovo millennio sa di medioevo (guerre, carestie, epidemie, sommovimenti naturali e chi più ne ha più ne metta). Tranquilli tranquilli non è l’ennesimo proclama da profeta dell’apocalissi. Comunque indicativo è il fatto che Alessandro Bartolucci ha curato le registrazioni dell’album nelle cantine della sacrestia San Ippolito a Nizza Monferrato (Chiesa gotica per caso?), donando riverberi al suono e un clangore di metallo rugginoso che effettivamente non ho mai sentito in altri album italiani (di qualsiasi genere).Effettivamente un ottimo lavoro e una conferma di quanto detto precedentemente.
Blues dell’età di mezzo. Questo album fa suo sia l’intimismo soffocato della voce di Giuseppe Succi (non siamo immemori dei Madrigali anzi), che certa fisicità geometrica della ritmica di Bruno Dorella. Chitarre da blues spastico (per intenderci Henry Flint and the Insurrections e Contortions) ma anche bassi e cupi rimbombi di set di batteria non tradizionale. C’è tutto quel che serve potrei dire, ma c’è di più. Avere dei testi scarni cantati in italiano che non mi fanno vergognare, è già soddisfacente. Ma qui arrivo addirittura a considerarne alcuni belli (Uè ma siamo in Italia o no? Tornate nei ranghi.).
Il sapere che la struttura degli stessi si sia formata, nella maggior parte dei casi, durante l’esecuzione mi fa felice come un bambino. Voce e parole sovrapposte a refrain dall’incedere ineluttabile, loops chitarristicopercussivi che disegnano marce mortuarie mentali e ascese alla gogna lentissime. Blues o musica agonizzante, comunque la vogliate chiamare sembra di vedere qualcosa trascinarsi a terra, ne ho la netta sensazione. Chiaro il messaggio, più di altre volte Non lasciamola morire, questa cosa... ascoltiamola.
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................................................[ Luglio 2005 ].................................................
musicboom
http://www.musicboom.it - Osceni repertori dalla terra di Luca Barachetti - voto del redattore : 4.5/5
" [...] un disperato diario dell'anima che indaga alle radici della condizione umana. Capolavoro."
“ Quali radici si afferrano, quali rami crescono
su queste rovine di pietra?
[…]
E l'albero morto non dà riparo
e il canto del grillo non dà ristoro
e l'arida pietra non dà suono d'acqua. ”
(Thomas S. Eliot)
Dalla vita morte, dalla morte vita. E dentro la terra. Vita e morte nella terra.
La terra che non battezza ma genera terribilmente, abitandosi d'insetti e residui di rami; nutrendosi di carcasse e disseccamenti. “ Voglio uccidere ed essere ucciso / voglio combattere ed essermi nemico ”: origine e sepoltura, da vita morte da morte vita: non solo primo inizio e ultima fine ma trasformazione di uomo in un altro sé stesso: “ scorrere: una foce ad estuario / di tempo in tempo / di questo in altro ”.
“ Come per inerzia crepi così per inerzia vai / e tutto ricomincia anche se non sai dove porta ”.
La terra che non è suolo , che non è direzione, che non è fango di materna accoglienza: la terra secca che riecheggia il battito primordiale del cuore/tamburo, fine dopo inizio, inizio dopo fine, in “ giorni assurdi a bersi il cervello vomitare nello specchio ”; la terra blues maledetto e primordiale che scava, denuda, peggiora: “ il mio amico gionniuolcher l'ho ridotto male / lui ha ridotto abbastanza male me ”.
“ Voglia di contatto / qualche cosa di vivo ”.
La terra che non sta in cielo, che non vola, che non è uccello ma “ si rivela un verme / come ogni cosa al mondo viva ”: l' humus , l'uomo. Un essere di vita-morte-vita senza suolo che “ chiede devozione in nome di niente” perché sta nel Niente . Ma è “ alto nel sentire ”, prega e ricerca: “ risalirai mai a dirmi di non avere paura / soffierai mai qualche cosa di vero ”.
“ Aprimi e accoglimi / donna senza nome / dammi la tua voce / che io possa bere l'insensatezza dell'esistenza dalle tue labbra ”.
Allora la terra è tutto : tragicamente, oscenamente tutto. Bisogna tornarvi, ri-prendere coraggiosamente coscienza, “ perché dire / può essere solo come / tornare nella terra ”, e scovare la buia luce di un'unica verità: la vita trascorre, cambia senza rispondere, infetta gli uomini: “ tu non capisci e sorridi e pensi che io sia malato / io sono malato ”. E rilascia inebrianti speranze fatte della sua stessa terra: “ sarà dolce cantare vecchie canzoni e non seguirne il senso / solo di una ”.
I dieci blues arcaici di “ Tornare Nella Terra ” dei Bachi da Pietra raccontano tutto questo. Senza scampo, diretti alla gola e alle viscere; con parole fruscianti in bocca, una batteria monca, una chitarra e poco altro. Vi metteranno a ferro e fuoco.
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musicclub
www.musicclub.it - Rubrica Kaos di Roberto Michieletto
Già l’abbinamento immaginario/mentale che suscita la coppia formata dai bachi (normalmente da seta) e la pietra è qualcosa di estremamente invitante, per coloro che ricercano un quid aggiuntivo (oltre il semplice suono) e desiderano ricevere suggestioni, tanto dalla lettura del nome della band quanto dalla visione dell’artwork, anch’esso splendido. E le conferme dei promettenti presupposti “esterni” vengono valorizzate dall’ascolto di ‘Tornare Nella Terra’, lavoro che segna l’esordio dei Bachi Da Pietra, duo composto da Giambeppe Succi (ex Madrigali Magri) e Bruno Dorella (Ronin e Ovo). Il disco, registrato nelle cantine della sacrestia della chiesa di San Ippolito (a Nizza Monferrato), è prodigioso nel suo essere impregnato di muffa blues maciullata e di incrostazioni rock scarnificate. Sembra quasi di trovarsi di fronte a un possibile rimescolamento di Gorge Trio, US Maple semi paralizzati e Pere Ubu. Nove brani (con aggiunta di traccia nascosta in coda) che puzzano di cimiteri dimenticati e su cui aleggia un sentore di maledizione rurale (derivata da credenze popolari tramandate nei secoli).
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il mucchio
Mucchio on line: intervista di
Alessandro Besselva Averame
D: Uno dei brani si intitola “Zolle”. Il legame con la terra è molto forte in questo disco, un disco che è letteralmente "scavato" in essa. La terra può essere qualcosa che ti ancora impedendoti di spiccare il volo, ma permette anche, scavando alla ricerca delle proprie radici, di portare alla luce cose sepolte: una sorta di radiografia, a volte spietata, dell'anima. Si possono leggere in questa chiave le parole di “Tornare nella terra”?
R: Sì. [...]
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rockit
www.rockit.it - 25-07-2005 Arezzo Wave 2005 - Venerdi 15 luglio di Fiz
[...] E allora ecco Bruno sul palco insieme a Gianmaria dei furono Madrigali Magri per il loro nuovo progetto, i Bachi da pietra, portati ad Arezzo Wave dalla culla dell'intransighenzia Blow Up (si scherza, su). Il loro è un lavoro per sottrazione, come scrivono tutti, a colpo d'occhio a partire già dalla batteria… Essenziali e Scarni (scarnificati). Linee di basso minimali, distorsioni, parole sussurrate o urlate. Altalena emotiva. Convincono e ipnotizzano. L'intero parterre è raccolto in un soffio. E non è ne l'alcol ne il fumo.
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kataweb musica
www.KmMsica.kataweb.it/
6 luglio 2005 di Alessandro Besselva Averame
In questo debutto dei Bachi da Pietra le parole, biascicate, escono di bocca come se provenissero dalle fogne dell'anima. E la base lenta e primitiva su cui si adagiano, ovvero un basso, lo scheletro di una chitarra e un set di percussioni dai toni terrei e metallici è quella di un blues color pece, privo di qualsiasi possibilità di redenzione.
Una tensione pulsante e sottocutanea, a tratti quasi insostenibile, attraversa le canzoni di questo nuovo progetto, gestito da due nomi di peso della nostro rock di confine come Giambeppe Succi dei disciolti Madrigali Magri (voce e chitarra) e Bruno Dorella (batteria, percussioni), ex Wolfango, mente di Ronin e Ovo nonché titolare dell'etichetta Bar La Muerte.
Se si tratta di blues, è un blues malato, post-industriale, lontano parente di certa new wave, come se gli Arab Strap - tanto per dare un vago riferimento al presente, di per sé insufficiente a inquadrare il fenomeno - avessero perso ogni speranza decidendo di vivere ai margini della civiltà. Ma il realismo di questi "fogli scritti di getto", per rubare le parole a uno dei brani, merita davvero un attento ascolto.
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newsic
www.Newsic.it/
01.07.2005 di Caludia Benetello
È incredibile come il contesto in cui si ascolta la musica possa influenzarne sensibilmente la percezione. I Bachi da Pietra, ad esempio, li ho ascoltati per la prima volta in macchina, mentre mi perdevo per le strade di Bologna a notte fonda. Mi era sembrato un disco claustrofobico e ansiogeno, e avevo dovuto subito toglierlo dal lettore cd per non impazzire.
Riascoltandolo nella tranquillità della mia stanza, l’impressione è diversa. “Tornare nella terra” è un disco affascinante, crudo e spigoloso. A cominciare dai testi, che rivelano un dolore fisico: non un malessere, non un disagio interiore, quanto piuttosto una ferita che sanguina.
Opacità quotidiana e lampi di luce inattesa vengono raccontati da Giambeppe Succi (ex Madrigali Magri) con voce soffocata, angosciata, al limite della paranoia. La sua chitarra, essenziale ed evocativa, si lascia a volte andare a sferzate di frenesia come in “Solare” e “Prostituisciti”, mentre la mezza batteria di Bruno Dorella (già nei Wolfango) rimbomba con solennità, scandendo lentamente le nove tracce dell’album come il tempo segna i cicli della natura.
Lo spirito è quello del blues delle origini, e il contesto un humus brulicante di insetti e di stelle. La terra come origine e fine: accoglie la morte e rigenera, dando nuova vita.
“Tornare nella terra” scava intorno alla condizione umana nella sua bassezza, e le restituisce un’altra dignità, una nuova natura. Indubbiamente un’introspezione che richiede molto coraggio, un viaggio non facile e non per tutti, ma che non può che portare a una consapevolezza che appaga. In altre parole, un disco velenoso, perché veleno e cura, come spesso accade, sono la stessa cosa.
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chain dlk
www.ChainDLK.org
[ in English ] by Andrea Ferraris
A wonder duo here...Batman and Robin?...nee...Bruno Dorella from Ovo/Ronin/Bar la Muerte fame and Giambeppe Succi from Madrigali Magri. Madrigali were a sort of depressed-blues/desertic-skeletal-rock combo both melodic and dissonant (if you wonna give a try I suggest "Negarville"), for all of you who can read italian language there's a nice surprise since Giambeppe definitely knows how to write lirycs. Bachi da Pietra could be the final "d-evolution" of Giambeppe Succi solo performances as Madrigali Magri with Bruno playing a minimal drumset and giving the most of the songs an extra "weight" with his death-blues-Swans alike way of drumming. This two guys have received a lot of attention by the italian alternative magazines and you can bet they deserved it: good recording, ghostly ballads, visceral songwriting, deserted landscapes...this release speaks in terms of "mud and blood". You can compare them to Nick Cave "depressed-Birthday Party-era" meets Songs Ohia's "Ghost Tropic" meets Faust'o (a.k.a. Fausto Rossi) gone bad (as if he could have been even worse) meets the the devil himself. The recording is ok and titles like "Verme" (Warm), "Primavera di sangue" (Spring of blood), "Prostituisciti" (Prostitute yourself) can give you an hint of "the air you're gonna breath" while listening these "murder ballads". This' the soundtrack of a car break-down in the middle of the nowhere therefore take it or leave it. Anyhow if you never heard anything with Giambeppe I think you'd better start from Madrigali Magri...if you're a fan instead: just go for it!
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................................................[ Giugno 2005 ].................................................
buscadero
n. 269 giugno 2005
di Lino Brunetti Autori
[...] questo loro esordio è già un capolavoro.
Col solo ausilio di voce, chitarra e batteria (e qualche sporadico campionamento), i due hanno assemblato una collezione di canzoni che non mancherà di segnare l'annata musicale italiana. Canzoni dicevamo, canzoni che connettendosi allo spirito del blues delle origini ne propongono una visione scura, personale, crudissima, nelle musiche come nei bellissimi e dolorosi testi. Registrato ottimamente nelle cantine della sacrestia di San Ippolito a Nizza Monferrato, il suono che ne esce risulta caldo, avvolgente e perversamente intimo e dona valora aggiunto ad un album perfetto in tutti i dettagli. Bisogna solo trovare il coraggio di penetrare tra le maglie cupe e dolorose intessute dai vari brani, tra le pieghe della voce brumosa di Giambeppe, negli accordi scheletrici della sua chitarra e nei puntuali contrappunti ritmici di Bruno. A partire da una Prostituisciti da urlo, attraverso le traiettorie blues di Verme o Aprile D.C. , le scansioni ritmiche di Solare e le atmosfere attonite delle varie 2 e 40, Stella e via, via le altre, questo "tornare nella terra" è un cammino da percorrere obbligatoriamente, e i Bachi da Pietra sono le guide migliori che mai avremmo potuto sperare di avere!
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autoradio.blogspot.com
http://Autoradio.blogspot.com
[ in English ]
Made of bowels, of sweat, of fields and ground. The sound is knead with the ground. The same ground who sands smelling messages to me. The sound is one with the ground. The voice is laying down on the music, just like bowing farmers in the fields to draw the lines. Sometimes it seems to only mime the words with the lips. Implied, just like the sweat, implied into the gesture that goes with. Another time it gives lyrics as charming as flavouring and charming as grapes from the grapevine. And it's a chorus of percussions and strings, now beated and bited, now caressed and kissed by hard wine cellar and field's working callused hands, by mouths closed up by the muggy weather and the nearby sea's salt that burrows wrinkles into the burned faces.
I relax and this music is cradling me. It leads me in a trip into my teen memory, among the barrels of wine that inebriate if I was passing too close and the nettles that stinging my ankles while I'm working the ploughs to let the water flows into the ground.
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in koma 'zine
www.inkoma.com
[...] Ascoltare questo CD con le cuffie è il miglior modo per proiettarsi in un mondo di blues nudo e cruento, ipnotismo di percussioni riverberate e taglienti e una chitarra fredda, nel minimalismo di un ambient vampiro e ritmato: - sembra la colonna sonora mancata per E L'Asina Vide L'Angelo (Nick Cave), tanto metodicamente e spiritualmente è guidata la pazzia che si racconta tramite liriche come macigni. Un ritmo che tiene le palpebre semichiuse in stato ipnopompico [non fate battute, imbecilli, ndk], facendo passare giusto immagini incomplete e ofuscate, bagliori e sagome che completano l'incubo solo giunti al risveglio, all'esplodere di Prostituisciti , che mima una breve fuga finale affrettando il passo sino a morire improvvisa. L'ultima traccia dopo qualche secondo di silenzio riapre le danze con una cornice a battito di cuore, dove la chitarra da acustica diventa elettrica, colpita col ferro e lasciata soffrire in arpeggi e nelle modulazioni del tremolo.
[ in English ]
Two-men Band, new project for Bruno Dorella (Ronin, OvO, ex Wolfango) and Giambeppe Succi (guitar and voice of onceuponatime- Madrigali Magri ), debutting now together through Wallace rec. If You choose to hear this CD with headphones, well, it's the best way to be swallowed into a world of nude cruel Blues, hypnotism of reverbed percurssions like knives, and a cold guitar, coming across an ambient rythmed and vampiric: it sounds like the missed sound-track for And The Ass Saw The Angel (Nick Cave) , such the madness is so metodically and spiritually guided, told through lyrics like stones. A rythm that keeps eyes half closed, kind of hypnopompic state, - You can just guess some images blurred and uncomplete, but shadows of this nightmare get on focus only at awake, when Prostituisciti explodes, and ends in a brief accelerated escape. - The last track, Stirpe Confusa is double, and after some sec of silence, starts an heart-beat frame, where guitar passes from acoustic to electric, beaten up and left suffering through arpeggio and tremolo modulations.
live rock
www.LiveRock.it
Tornare Nella Terra di Danilo Corgnati
[...] Se la sofferenza ha un suono, questo suono potrebbe non essere così differente da Tornare Nella Terra [...] Un blues scarnificato fino all'osso, minimale e biascicato, alcolico nel senso più maledetto del termine, “il mio amico gionniuolcher l'ho ridotto male, lui ha ridotto abbastanza male me” , segnato da parole pesanti come macigni, “non m'importa se morirò domani / voglio uccidere ed essere ucciso” , sussurrate, ”giorni assurdi a bersi il cervello vomitare allo specchio” , trascinate, “parlo ad un fantasma / reduce da una festa solitaria in una stanza” , masticate e sputate fuori con rabbia compressa, “e ora torni a bermi / sorridente dissetandoti / io spengo / che cazzo ci fai tu qui, solare”. Il suono è denso, melmoso, a dispetto degli arrangiamenti scarni e dalla desertica lentezza delle composizioni, riverberato e caldo, la chitarra è una eco lontana, note sparse, si fa essa stessa sussurro, ombra tesa e marginale, ora arpeggio ripetuto, ora riff sospeso. Allo stesso modo il rullante e il timpano danno profondità e sembrano risuonare dall'interno di una cassa toracica, pulsazione vitale, respiro e battito cardiaco. Blues, si diceva, musica per l'anima, per anime maledette, inquiete, Tornare Nella Terra brucia, ferisce, strappa i cuori, “organi interni ostinati a pulsare” . Primavera Del Sangue , Aprile D.C. , 2:40 , le tre canzoni che aprono il disco, sono cariche di amarezza e disillusione, malsane, come attraversate da febbri malariche che scuotono le carni e le trafiggono. Solare apre improvvisa con un ritmo incalzante e una chitarra sincopata alla US Maple. Verme e Stella hanno il suono del deserto e dei serpenti che vi strisciano, una chitarra che sa di polvere e alcool e saliva che cola e secca agli angoli della bocca. Zolle tracima sole torrido, risacca lenta, passeggiata stanca nella canicola abbagliante, densa di miraggi. E c'è poi una sorta di tensione repressa che cova per tutto l'album, per infine esplodere inaspettata e liberatoria in Prostituisciti, tra i vertici del disco, insieme ad un'elettricità a stento soffocata che trova respiro e pace nel lungo strumentale che segue la finale Stirpe Confusa , canzone questa che racchiude in se l'ammissione della sconfitta, “ma tu non capisci e sorridi e pensi che io sia malato / io sono malato”, e la contemporanea rinascita, “sarà dolce cantare vecchie canzoni e non seguirne il senso”, dicotomia su cui sembra basarsi il senso dell'intero disco, il momento della fine che segna anche un nuovo inizio. Registrato nelle cantine di una sacrestia sembra contenere tutta la polvere e i fantasmi in essa nascosti, Tornare Nella Terra è di una sincerità disarmante, nudo nei suoni e nelle parole, intime come il sangue. Un grande disco.
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mucchio
www.ilmucchio.it
[...] un sound pieno di ombre e per lo più scarno, una sorta di "blues primordiale" lento e malsano nel quale si inseriscono testi non meno crudi e inquietanti, negli argomenti affrontati così come nell'approccio declamatorio: musica di non facile ascolto, quindi, ma dotata della capacità di non fermarsi alla superficie e di evocare atmosfere magari poco rassicuranti ma intensissime; nonché musica viva e audace, per la quale non sembra azzardato tirare in ballo un aggettivo poco usato come "originale".
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rumore
www.rumoremag.com
Ascolti: avanguardia; voto 2/5 di Maurizio Blatto
Talvolta, la musica, nasce come una faccenda strettamente privata. Poi, miracolosamente, si "apre" e diventa condivisa. Non sempre. Per esempio, il free jazz, di cui si esalta il gesto creativo e liberatorio, può risultare all'ascolto un'esperienza simile al saldo di una multa. Per esempio un disco come questo, dove l'immobilismo musicale e le parole bofonchiate in un angolo, rischiano di rimanere un soliloquio. I Bachi sono Giambeppe Succi, ex responsabile dei Madrigali Magri, la cui carriera finale già sembrava impantanata in un blocco comunicativo e Bruno Dorella (tra gli altri, gli ottimi Ronin e i terrificanti OvO). Tornare nella terra nasce e viene registrato in cantina ed esalta quella sensazione di sottosuolo che la cupa ma efficace registrazione ben restituisce. Si regge su scheletrici blues quasi improvvisati e molto simili tra loro e, con l'eccezione di 2:40 e Prostituisciti , spesso si inchioda nella monotonia. Richiede attenzione e affatica. Così, nonostante se ne apprezzi la sincerità creativa, non si può negare che l'ascolto complessivo lasci sfiancati e "distanti".
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blow up
L'intervista completa di Daniela Cascella
apparsa sul numero di Blow Up maggio 2005.
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sand 'zine
www.Sands-Zine.com
Vecchi e nuovi amori di Alfredo Rastelli
L'avventura dei Madrigali Magri è durata dieci anni. [...] Di quella avventura rimane adesso la voce e la poetica di Giambeppe che, pur ponendosi in forte nesso di continuità con il passato, si presenta adesso più che mai brutale e incomprossoria. Non è solo, Gmb, nei Bachi Da Pietra e compagno migliore di Bruno Dorella non avrebbe potuto trovarlo. Quella che sulla carta era un connubio indubbiamente affascinante, si rivela a fatti una collaborazione riuscitissima. Insieme i due conferiscono alla materia sonora la durezza della terra e la sacralità del fuoco. La chitarra, forgiata nel fuoco come una spada, si scompone in mille e una tecnica: affilata come una lama ( solare ), percussiva come un tamburo ( primavera del sangue ), intricata come una ragnatela ( aprile d.c. , prostituisciti ), descrittiva ( stirpe confusa ) o semplicemente incantatrice ( stella ); la batteria di Dorella di contro è solida e generosa di ritmi. Da qualunque punto di vista lo si analizzi questo è un disco che scotta, fa sanguinare e ti colpisce a tutti i livelli: nella testa, nel cuore e nelle viscere. È carico di istinti primitivi e sentimenti ancestrali, è un blues malato e tellurico, un folk imploso e molto poco ortodosso; personalissimo in definitiva.
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comunicazione interna
www.ComunicazioneInterna.it di Nazario Graziano
[...] Nella scelta di un nome così bello ed originale ma anche fortemente freddo ed oscuro si nasconde tutta l'essenza dei Bachi da Pietra e del loro esordio "Tornare nella terra", lavoro bellissimo e claustrofobico che respira a fatica, che sembra soffocato dalla polvere e che scricchiola tra pietre, sabbia, ruggine e zolle di terra. Non è un caso se il disco è stato registrato in una cantina di una sacrestia, con tecniche di registrazione ormai in disuso. I Bachi da Pietra raccontano storie, storie vive e brulicanti (da leggere con attenzione i testi di Giovanni Succi), grazie alla voce sommessa e affaticata di Giambeppe Succi e alle ritmiche caracollanti ed ipnotiche di Bruno Dorella, lasciando l'ascoltatore in uno stato di apnea. Un ritorno al blues delle radici, ad un sound scarno ed istintivo che parte dall'anima e cerca luce. Quella luce che è "continuo ritorno", tra sangue, primavera, parole, vita, insetti e stelle .... un ritorno alla terra.
"...ho da darti il ferro ed il fuoco
ho da darti un inferno vuoto
è una guerra e questa è una battaglia
non m'importa se morirò domani..."
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................................................[ Maggio 2005 ].................................................
24 maggio: a meno di un mese dall'uscita Wallace Records annuncia la ristampa del cd.
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Il CD è uscito il 10 maggio 2005 ed è in distribuzione. Richiedetelo senza pudore.
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Prossima apparizione dal vivo: 15 luglio 2005, Arezzo Wave, Palco Psycho, 15.30.
Media Wave proposta del mensile Blow Up - Presentazione:
Il cantare-dire-soffocare, la voce sempre più cisposa e ciancicata e i bellissimi testi di Giambeppe Succi, reduce dall'esperienza di culto Madrigali Magri. Il percuotere-regolare-accogliere della batteria di Bruno Dorella degli OvO, che scandisce e commenta tempi come ere geologiche rimbombando sui corpi e minacciando sbocchi di sangue. "Tornare nella terra", recita il titolo del primo album dei Bachi da Pietra: prendendo le mosse dal blues più scarno e sofferto per snaturarlo fino a ritrovarne il senso nella sua verità più antica.
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blow up #84 [ maggio 2005 ]
blowupmagazine.com
"Bachi Da Pietra: Primavera Del Sangue" di Daniela Cascella [ apri ]
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"Un album autentico e viscerale, che viene alla luce dopo un lungo percorso di ottenebramento [...]. Al primo ascolto queste canzoni l'impressione è quella di un suono che sa trasmettere tanto l'asprezza della terra quanto l'avvolgente calore di un ritorno, una rinascita". D.Cascella
* "La magia è qui [...] Sono i più gran bachi da pietra che sia dato conoscere" S. I. Bianchi |
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rockerilla
di Michele Casella [ blog ]
[...] Nuova band di Giambeppe Succi ( Madrigali Magri ) e Bruno Dorella ( Ovo , Ronin , nonché boss di Bar La Muerte ) ovvero due fra le realtà italiane più importanti dell'ultimo decennio. Coperto da un'ombra che si allunga minacciosa su ogni singola traccia, l'album si propone come uno scottante incrocio di urgenza rock e voce recitante, quasi un approccio malato ed auto-incendiario di matrice statunitense. È il suono di un continuo sfregare di corpi, di strade polverose e notti alcoliche allo sbando; è un suono denso e diabolico, blues, romantico e degradato come vuole la tradizione. Insomma, si tratta forse del disco più diretto e sincero realizzato da Succi e Dorella, dove un bel pezzo d'anima viene donato agli ascoltatori.
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Bachi Da Pietra "Tornare Nella Terra" [p] & [c] 2005
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